12.8.06

IL COLLEZIONISTA

Credo che la mania del collezionismo mi abbia colpito negli anni ’70, con l’avvento dei cosiddetti “Robot” che erano spuntati sulla scia dei cartoni animati giapponesi.
All’epoca li chiamavamo “Robò” ,perché come ho più volte ripetuto non c’era Internet e ognuno poteva crogiolarsi nella sua beata ignoranza pronunciando ogni cosa come cavolo gli pareva.
Goldrake e Jeeg spuntavano come funghi e io ricordo un fatidico giorno in cui tutto iniziò.
Mio padre mi aveva appena comprato una pista per le macchinine elettriche, la cosa buffa era che all’inizio mi aveva regalato una semplice circuito ovale, poi un “otto” e poi era iniziata un’escalation che sembrava destinata a non finire e che mi lasciava piuttosto perplesso.
MAI lo avevo visto così partecipe ad un “mio” gioco e MAI lo avevo visto chino a terra tutto assorto a disegnare un delirante circuito automobilistico.
Col senno di poi credo che mio padre all’epoca avesse l’età che ho io oggi e credo anche di aver compreso il concetto (più volte espresso dalle mie varie compagne) “voi uomini non crescete MAI”.
In ogni caso mio padre era lì sdraiato a terra tutto occupato ad agganciare pezzi di plastica tra loro e l’unica cosa a cui riuscivo a pensare io era quel piccolo pupazzetto di gomma colorata che avevo visto al negozio di giocattoli.
Il pupazzetto era Goldrake , mi pare che costasse mille lire e sono sicuro che un sacco di voi ne hanno comprato almeno uno.
Io sbavavo letteralmente per quel coso e non sapevo come fare presente la cosa a mio padre che era invece tutto preso da “suo” giocattolo…
Alla fine mi feci coraggio , avanzai la mia timida richiesta , mi beccai un commento tipo “ma cosa ci fai con quel coso?” però ottenni il mio pupazzetto e niente fu più lo stesso.

Ero piccolo, c’erano i compleanni, i Natali, gli onomastici e un’infinità di parenti che non vedeva l’ora di alimentare la mia patologia…in breve tempo la mia libreria si svuotò dagli odiati libri di scuola e si riempì di una numerosa serie di “Robò” degli anni 70…in tutto ne avevo 35.
Non erano tantissimi perché ero sì un piccolo malato cronico ,ma non un viziato e quella robina costava un casino anche allora.
Me li spolveravo, me li rimiravo e chiaramente ci giocavo ,ma con un criterio tutto particolare che implicava il NON graffiarli , il NON sbatacchiarli e il NON sciuparli.
“Che Palle!” dirà qualcuno.
Sì, avete ragione ,ma qui si sta parlando di un collezionista e anche se solo a livello embrionale le premesse della malattia c’erano tutte.
Col passare del tempo gli interessi si modificarono , smisi di giocare con i miei “Robò” , il che li consacrò definitivamente al livello di collezione e adesso sono lì…a pochi metri da dove mi trovo, al sicuro dentro una bella vetrinetta dell’Ikea.
Ad essere sinceri i collezionisti di cose come i modellini o simili non smettono realmente di giocarci ,ma s’inventano dei credibili alibi.
Come dicevo prima li spolverano, li sistemano, li spostano cambiando loro disposizione e fanno il tutto con la massima serietà mentre nell’altra stanza la moglie prepara la cena o mente i figli tornano dalla scuola… MA… se qualcuno potesse avvicinare l’orecchio alla loro bocca sentirebbe che mentre il collezionista sposta il modellino dell’astronave , o il cingolato dell’esercito, dalla sua bocca esce un tenue ,ma persistente rumore tipo “BRRRRRRRUMMMMMMM” , perché da qualche parte nel suo cervello il bambino ha ripreso il timone e sta di nuovo giocando e questo tanto per riconoscere che è vero: “gli uomini non crescono MAI.”

La passione per i “Robò” si evolse in qualcosa di diverso , gli interessi si modificarono e piano, piano iniziai a leggere libri ,ma soprattutto a leggere FUMETTI.

L’imprinting me lo aveva dato mia madre che la sera mi leggeva sempre Topolino per farmi addormentare ,ma la svolta arrivò durante una delle lunghe estati che trascorrevo in campagna dai miei nonni, qui una volta a settimana andavamo in paese per fare i vari rifornimenti e mentre loro facevano la spesa a me spettava un panino con la mortadella e un giro in edicola.
L’edicola era anche il fruttivendolo, i due ambienti convivevano in un negozio dove il profumo della frutta e degli odori freschi si mescolava con quello della carta.
Ancora oggi per me quell’odore è uno dei più buoni che esistano.
Qui trovai una raccolta di Alan Ford e visto non c’era molta scelta la comprai.
Ci diventai matto.
Mi faceva ridere da morire e mi piacevano i disegni da impazzire.
Poco tempo dopo scoprì che il fratello del mio miglior amico aveva una collezione quasi completa di Alan Ford mescolati alla ristampa intitolata “Il gruppo TNT”.
D’inverno iniziammo un rito fatto di lunghi pomeriggi all’insegna di un enorme pezzo di pizza al taglio (con 2000 lire se ne prendeva un tappeto), Sprite o Coca Cola e albi di Alan Ford da leggere mentre mangiavamo.
Sottolineo “mentre mangiavano” perché significa che ancora non ero del tutto perso, voglio dire: quale serio collezionista leggerebbe oggi un fumetto di Magnus mentre mangia la pizza?
Alla fine delle scuole elementari ero già sulla brutta china del collezionismo perché ricordo che il mio amico si fece vivo per telefono e mi disse “senti mio fratello rivorrebbe i suoi fumetti”.
Sì, perché io nel frattempo me li ero fregati tutti, un po’ per volta, con la scusa di leggerli li avevo traslocati nella mia libreria.
“Ah.” Risposi io improvvisamente terrorizzato “ma io pensavo che me li avessi regalati..” fu l’unica cosa che il mio straordinario ed agile intelletto riuscì ad elaborare.
Col tempo la cosa si sistemò , io riuscii a trovare varie altre copie de “il gruppo TNT” (la ristampa) e le rifilai al mio ingenuo amico al posto degli originali ponendo la prima pietra per la mia dannazione.
Ero divenuto a tutti gli effetti: un collezionista..


Quasi contemporaneamente alla scoperta di Alan Ford un nuovo e rivoluzionario programma televisivo faceva la sua comparsa in Tv , il titolo era SUPERGULP ed avrebbe ulteriormente segnato la mia vita ,ma anche quella di tantissimi altri.
All’interno di SUPERGULP vidi per la prima volta L’UOMO RAGNO e i FANTASTICI 4.
Di nuovo una folgorazione, di nuovo una rivelazione.
Uomo Ragno, Fantastici 4, Thor , Capitan America ecc. ecc. li adoravo tutti.
Il problema è che per vari motivi quando raggiunsi una certa “autonomia di acquisto” il fenomeno stava già morendo e questo mi costrinse a procurarmi la mia droga attraverso altri canali.
In Via S.Gallo (una strada vicino al centro nella mia città) trovai un negozietto di libri e fumetti usati che divenne la mia seconda casa.
Il negozio apparteneva a due anziani signori la cui unica preoccupazione era che io non facessi crollare le pile di fumetti che erano accatastate lungo le scalette del sottosuolo.
ERANO INFINITI, credetemi!
Ce ne erano a migliaia e costavano pochissimo.
Te li tiravano dietro e se li prendevi gli facevi un piacere…e io gliene feci…oh quanti gliene feci di piaceri!
Cominciai a comprare (e NON solo) a man bassa e depositai numerose altre pietre per la suddetta “dannazione del collezionista” , ci fu un anno che accumulai per tutto l’inverno fumetti di supereroi e non ne lessi neppure UNO.
Aspettai. Me li tenni da parte come una formichina paranoica e poi me li portai tutti in due valigie in campagna.
Per tre mesi lessi solo fumetti e se mi facessero una tac al cervello troverebbero i segni di quell’esperienza incisi a fuoco nel cervelletto.
Li leggevo, li disegnavo, li vivevo…. Dio come mi divertii!
Da quell’estate sto ancora cercando di ricatturare quella semplice felicità…ma alcuni momenti non tornano più.

Passarono altri anni e dall’indiscriminato acquisto di fumetti passai alla scelta delle condizioni, dal semplice implotonamento passai all’archiviazione e poi …e poi un giorno scoprii che c’erano pure le buste!

(Mi chiedo se ho utilizzato prima le buste per i fumetti o i preservativi…ma preferisco non pensarci e sorvolare.)

Le buste coincisero con l’avvento dei negozi di fumetti, il tempo dei negozietti dell’usato come unica fonte di collezionismo era finito.
Cominciarono a spuntare anche nella mia città dei luoghi specializzati nel trattare, (e spennare) gente come me, loro erano professionisti del settore che spacciavano Buste Bonelli, Buste Corno, Buste Marvel, con chiusura, col buchino per fare uscire l’aria buste con etichetta ecc. ecc. ecc.

Per anni pagai le vacanze estive ai proprietari di tali negozi comprando numeri rari de I FANTASTICI 4 e i prezzi non erano più quelli del negozietto dei due vecchietti…ma il peggio doveva ancora venire perché fino ad allora non avevo mai partecipato ad una fiera del fumetto.

Ed arrivò mia prima edizione di LUCCA FUMETTO…

Ancora una volta vidi la luce.


A Lucca mi si aprirono nuovi orizzonti e scoprii che non solo non ero l’unico appassionato malato ,ma c’era tanta gente che stava peggio di me.
A Lucca scoprii che oltre ai giovani collezionisti, ai ragazzetti e agli adolescenti vari c’era una ben più temibile categoria di collezionisti: gli adulti con tanti soldi.

Compassati signori con l’aria da impiegato di banca si aggiravano con un Aquila di Spazio 1999 sotto il braccio o genitori intenti a fare finta di aver comprato un Goldrake alto 1 metro e 50 per il figlioletto di due anni.

E venditori…sornioni e consapevoli, simili a grossi e pasciuti gattoni che aspettavano nelle loro tane leccandosi i baffi.

Non so chi fu ad avere per primo l’idea (probabilmente qualcuno dall’altra parte dell’oceano) fatto sta che già da tempo le grandi case editrici e più in generale i signori del marketing avevano scoperto che UN OGGETTO poteva essere venduto NON una ,ma MILLE volte aggiungendo pochissime e poco costose modifiche.

Copertine variant, edizioni speciali, copie a tiratura limitata, edizioni con spilla, col poster, con gli adesivi , pupazzetti colorati a mano , con la spada, con la pistola e così via all’infinito.

Ogni cosa poteva essere prodotta in infinite varianti e il collezionista avrebbe sempre abboccato.
C’erano i fumetti sigillati e addirittura quelli in busta nera sottovuoto che avevano valore solo se sigillati, c’era veramente DI TUTTO.

Non tutti i collezionisti fortunatamente cadevano nella trappola ed io riuscii a mantenere un profilo dignitoso ,ma al tempo stesso avevo le mie manie.
Ero ormai diventato un aspirante disegnatore di fumetti, avevo frequentato il Liceo Artistico, l’Accademia di Belle Arti e alla fine avevo scoperto che l’unico posto in cui s’imparava a disegnare era l’edicola.
Continuavo a comprare di tutto ,ma il problema era che al tempo stesso ero anche diventato un maniaco della conservazione …e i tempi di Alan Ford letto mentre mangiavo la pizza erano lontani.

Il problema era: come posso sfogliare e “spulciare” un fumetto senza danneggiarlo?

Con il formato Corno o se preferite Marvel non era un problema, gli albi erano spillati e non c’era rischio di rovinarli,ma per i Bonelli?

Chiunque sia un collezionista di Bonelli sa di cosa parlo.
Il formato Bonelli ha una suo massimo di apertura oltre il quale il fumetto non è più lo stesso e non è facile aprire un fumetto Bonelli , tenerlo aperto con una mano per copiarlo e con l’altra disegnare.
Per non parlare delle “DITATE” che ben presto sarebbero diventate una mia fissa specialmente sulle copertine NERE di Dylan Dog (ma come facevo a leggerli mentre mangiavo?!)

All’inizio mi inventai strani marchingegni tipo leggio per tenerli aperti ,ma non funzionavano bene, così ben presto trovai la soluzione più ovvia.

LA DOPPIA COPIA.

La doppia copia fu la scoperta dell’acqua calda…era semplice e non dovevo applicarla su vasta scala ,ma solo per quegli autori che mi piacevano.
Ben presto mi ritrovai ad avere una collezione nella collezione.
Su Dylan Dog avevo Roi, su Nathan Never avevo Casini e così via…il problema era che mi affezionavo anche alla collezione “per autore” ,mi dispiaceva rovinarle a furia di aprirle e scopiazzarle e che cosa si poteva fare?

LA TRIPLA COPIA.

Non sto scherzando, venite qui a trovarmi al mio studio e vedrete!
La cosa ancora più grave è che poi arrivarono gli amici (quelli SANI) che avevano condiviso la mania ,ma che poi erano cresciuti e si erano disintossicati…avevano mogli autoritarie che gli dicevano “butta via quella roba!” o stanze da liberare per cederle ai figli ecc. ecc.
E così piuttosto che buttare via le loro collezioni me le passarono , introducendomi alla fase successiva della patologia.

LA DOPPIA COLLEZIONE.

Non la farò tanto lunga…vi dico solo che di Dampyr ho tre collezioni e non chiedetemi “PERCHE’” o cosa cavolo ci faccio.
Non lo so.
Spesso mi dico “le venderò”, oggi c’è anche quel fantastico mezzo che è E bay che permette a noi collezionisti di farci del male ,ma la verità (che io so e che voi dovreste avere ormai intuito) è che NON le venderò mai.

Mi ci farò tumulare insieme come facevano i faraoni.

Continuando a frequentare mostre varie, iniziando a conoscere, gli autori, cominciando a lavorare, ad insegnare e a guadagnare disegnando , le mia disponibilità aumentò ed anche le mie brame di collezionista, così se alla prima Lucca Dio mi aveva parlato dicendomi “COMPRA FUMETTI!”.

Alle successive edizioni mi comparve davanti di persona e mi mostrò le Sacre Tavole…solo che non erano quelle dei comandamenti ,ma quelle originali dei fumetti che collezionavo.

Casertano, Casini, Villa, Brindisi e parlo solo di quelli italiani che avevo avuto modo di amare e di venerare da Dylan Dog in poi.

Erano tutte lì… esposte da signori in giacca e cravatta con la faccia da usurai e il sorriso delle volpi.
50 , 100, 300 e su fino a 1000 e oltre euro a tavola…
Bellissime, spesso irraggiungibili…ecco la fase terminale del collezionista, quella da cui o ESCI o
non ti salvi più.

Le leggende dicevano e raccontavano che Tizio si faceva fare i neri dalla moglie, che Caio detestava disegnare i cavalli, che Sempronio disegnava sempre due copertine per poi venderle tutte due come fosse solo una.


Il collezionismo era anche questo.

Che riguardasse tappi di bottiglia, scatole di fiammiferi o tavole originali, che si trattasse di auto d’epoca o di gioielli il collezionismo affondava le sua origini nel profondo dell’animo umano…il desiderio di possedere, di mostrare, di catalogare ,ma anche in qualche modo di RIVIVERE, e di ASSORBIRE.
Quasi che osservando un dipinto di un grande maestro o una tavola di un grande disegnatore ci si potesse appropriare di un pezzettino della sua grandezza.

I motivi non li conosco, ormai accetto questa mia “maledizione” con la serena rassegnazione , con tanta ironia e con un pizzico di buon senso.
Limito i miei acquisti e (come dicono tutti) “posso smettere quando voglio”.

12 08.2006



6 Comments:

Anonymous Putipù said...

Ehi!!! E' vero, avevo l'aquila sottobraccio e, ancora inscatolata, la facevo volteggiare e atterrare sul tavolino del punto ristoro, ma non ho 50 anni, ne tanto meno l'aria da impiegato, dai!!!

7:22 AM  
Blogger MAX GUADAGNI said...

In realtà non pensavo a te ,ma a quello con il Goldrake, te lo ricordi? L'aquila l'ho citata perchè quest'anno me la compro io e poi ci giochiamo insieme.

(Sì ,ma la mia tu non la tocchi!)

MAX

5:09 AM  
Anonymous Putipù said...

Mi ricordo anche che il piano era semplice: stordirlo e prendergli il Goldrake al volo...

8:35 AM  
Anonymous Anonimo said...

non ce la fai più MAX...ma trovarti una donna e passare del tempo con lei non ce la fai proprio eh?

poraccio...

2K

8:44 AM  
Blogger MAX GUADAGNI said...

No...infatti. Ho provato con la tua mamma,ma costava troppo per me.

°______°

9:10 AM  
Anonymous Anonimo said...

Esilerante ahahahhahahaahhaha avevi ragione e' da leggere ma capisco la dannazione amo Diabolik da morire e intorno c'ho messo le tagliole...INAVVICINABILI ahahhhhahh...complimenti e' davvero divertente questo blog e quello che racconti di te...

4:35 PM  

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